Il faro

 
 

Solo.

Spazio su azzurri orizzonti
su velluti di notti stellate
e stupori di nuove lune.

      Sono raggio e conforto.
       tra venti e tempeste:
       è là che dimentico la solitudine.

Ma vivo un’inconscia attesa…

                     E se una lama di sole

                     ravviva il rorido muschio

                     dei miei annosi muri

                     e trovo miei soli compagni

                     quei granchi veloci

                     che tagliano obliqui le rocce,

                     dentro il mio cuore,

                     nell’ombra,

                     oscillano argentee

                     tele di ragni invisibili

                     che tessono sogni infiniti

                     con fili di chimere.

Un paradigma esistenziale, questo di Annamaria Abbruzzetti. Come se la solitudine fosse cibo di cui nutrirsi e sostanza da cui plasmarsi. In equilibrio precario tra accettazione e ripulsa. Chi sa vivere in solitudine è saggio. Un faro che dona luce ciclica e trae conforto dal suo stesso chiarore mentre lo rende spirituale. Una lacrima di cielo sospesa tra incanto paradisiaco e concretezza inevitabile. Il limite è evanescente. Sfuma accendendosi a baleni ora di rosa ora di grafite cupa. Qui si tratta di salvezza, in fondo. Saper allietarsi di "una lama di sole" è balsamo per un cuore disabitato. I "granchi veloci / che tagliano obliqui le rocce" - di certo indifferenti a qualsiasi emozione -, per il solo fatto di esserci vivificano il tempo trascorso a immaginare un rumore di passi al di là della soglia. Allora, se attorno c'è solo orizzonte - uniforme orizzonte sempre uguale di alterne burrasche e sereno -, conta la visione interiore. Uno sguardo metafisico, dunque, quello del faro (e della poetessa), che si giustifica dispiegandosi nell'ombra, tra i ricami di argentee tele di ragni tessitori di sogni. Ragni amici, custodi di segreti preziosi cui è affidato il compito di dilatare l'attesa, intrecciando chimere.
La lirica di Annamaria Abbruzzetti, di una profondità sconvolgente e così discreta, nasce dalla riflessione, nella nicchia esclusiva del pensiero poetante come ragione di vita. Là si enucleano l'abbandono malinconico, la languida leggerezza di toni e la fluidità musicale che sono tratti peculiari dei suoi versi. Accanto all' esigenza primaria del canto libero. Ovvero affrancato da tutto. Anche dai ricordi. Intuizioni, le sue, connotate da metafore suggestive, i cui messaggi, per quanti li colgono donandosi all'ascolto, sono sprazzi su un universo intimo e puramente sentimentale colmo di tesori.


Irene Navarra / Quaderni di critica / Artemisia Eventi Poesia / Annamaria Abbruzzetti /
1 settembre 2013



Nelle immagini:
Annamaria Abbruzzetti: Il faro acquerello, 2013; Meditazione, acquerello, 2013; Airone, olio, 2012.